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Fri05Mar200400:20
Una nuova Europa per i nuovi Europei
L'Unione europea è un progetto politico unico al mondo e l'unica vera novità sotto l'aspetto politico e istituzionale dell'ultimo secolo. Che da un prospettiva di sicurezza, di stabilità a tutti i Paesi che vi aderiscono e ai paesi vicini. E' un modello di riferimento mondiale.  Il processo di allargamento, in particolare, ha dato la speranza di un futuro migliore in una comunità di valori condivisi, la speranza della stabilità, dello Stato di diritto e della libertà.  I governi e le popolazioni dei dieci nuovi Paesi hanno realizzato riforme gigantesche, tutte necessarie e a volte dolorose. Ed è stato questo capitale di speranza che ha dato loro la forza di compiere tali trasformazioni.

L'Europa dei 25 – quella che nasce nel maggio del 2004 – aumenta la sua superficie territoriale del 34% rispetto alla precedente e il numero dei suoi cittadini di 105 milioni di unità raggiungendo i 500 milioni di abitanti.  La prospettiva che si venga a creare il più grande mercato unico del mondo e l'adozione delle leggi comunitarie da parte di tutti gli stati membri sta creando condizioni più favorevoli, capaci di attrarre maggiori investimenti esteri, di far crescere ulteriormente l'economia europea, di garantire nuove opportunità di lavoro e una maggiore competitività imprenditoriale.


Sarà importante che l'unità della nuova Europa prevalga sempre e comunque sugli interessi contingenti di quale Stato. Ma soprattutto, sarà importante che l'Europa sia davvero nuova. Che non si riproponga, insomma, un'Europa dei più forti, dei più grandi, dei più ricchi, dei più influenti a danno dell'Europa degli altri. Un'Europa veramente degli europei.


Questa nostra ferma volontà non deve impedirci di sottovalutare che il quadro economico – se guardato più da vicino – presenta anche qualche ombra. Esiste una vera e propria frattura economica tra l'Europa dei Quindici e i dieci nuovi Paesi: il prodotto interno lordo pro capite di questi ultimi non raggiunge in media il 50% di quello dei Quindici con un livello minimo del 35% in Lettonia ed un massimo del 76% per Cipro. Il confronto si fa ancor più impari se si prendono in esame i tre paesi che hanno attualmente lo status di candidati all'adesione. Bulgari e Romania, il cui ingresso è previsto nel 2007, raggiungono appena il 26% e il 27% del Pil medio pro capite dell'Ue, mentre in Turchia, paese per la quale non è stata ancora fissata alcuna data, la stessa percentuale tocca appena quota 25.


Dall'analisi dei dati relativi ai Quindici, emerge che il Lussemburgo ha un Pil medio pro capite superiore del 90% alla media Ue, seguito dall'Irlanda (+25%) e da Danimarca, Olanda e Austria (+10%). L'Italia si situa intorno alla media Ue (98%), insieme a Belgio, Germania, Francia, Finlandia, Svezia e Gran Bretagna. La Spagna fa invece registrare un livello inferiore del 15%, mentre Grecia e Portogallo chiudono la classifica con un Pil medio pro capite inferiore del 30% a quello dell'Ue.


L'evoluzione dei dati nel periodo 1995-2002, offre importanti spunti di riflessione per studiare l'impatto economico dell'allargamento dell'Ue. Irlanda, Spagna, Grecia e Portogallo (che hanno aderito all'Ue nel corso di successivi ampliamenti) hanno infatti fatto registrare un continuo avvicinamento alla media Ue, in parte ottenuto grazie alla disponibilità dei fondi di coesione dell'Ue, di cui sono gli unici quattro beneficiari. Particolarmente emblematica e' l'evoluzione fatta segnare dall'Irlanda, passata da una media del 90% nel 1995 al 125% del 2002.


In media l'andamento economico dei dieci nuovi Paesi ha fatto registrare nello stesso periodo una lieve tendenza all'aumento (dal 43% del 1995 al 47% del 2002), che non sembra però ancora abbastanza marcata per garantire che si possa colmare nel medio periodo il netto divario che ancora li separa dai Quindici.  In particolare, la situazione può essere sintetizzata osservando che, a parte Cipro, quattro paesi (Ungheria, Repubblica Ceca, Malta e Slovenia) si attestano in una forbice compresa tra il 51% e il 75% del Pil medio pro capite dell'Ue, mentre gli altri cinque (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Repubblica Slovacca) si situano al di sotto del 50%.


Dunque, un'Europa riunificata geograficamente che dovrà però affrontare molte incognite e tante difficili sfide. E dopo il mancato accordo sulla nuova Costituzione nel corso della Presidenza italiana, c'è già chi dice che il vero rischio non sia quello di un'Unione a più velocità bensì di una Ue che innesti la retromarcia. Ciò non potrà e non dovrà essere consentito: Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovenia, Cipro e Malta devono essere assistite ed affiancate affinché l'allargamento non sia solo un fatto geografico ma diventi un fatto politico, economico, sociale, culturale.  Insomma, diventi un fatto “europeo”.


Ora abbiamo un'Europa che è la terza potenza mondiale per popolazione, dopo Cina e India. L'Europa da Lisbona a Tallin, anche quella della libera circolazione sancita dal Trattato di Schengen, dovrà darsi qualche tempo per diventare effettivamente omogenea.  Sta a noi fa diventare l'Europa, la nuova Grande Europa. Un compito difficile, arduo, per taluni doloroso. Un compito, le dico senza retorica, semplicemente storico.

di Luigi Guarda - presidente Informest



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