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Come sempre la tecnologia è delizia ma è anche croce. A fronte di questi innumerevoli vantaggi ci sono anche dei rischi. 

Che attengono essenzialmente a quattro aspetti:
1 - la responsabilità per la conservazione dei dati personali e delle informazioni aziendali o professionali riservate, che, come noto, nel cloud vengono trasferiti dall’utente su server remoti che non sono governati dalla volontà del cliente;
2 - la qualificazione del contratto di servizi cloud quale snodo cruciale della distribuzione delle responsabilità e dei rischi che ne discendono per le parti;
3 - la tutela dei diritti dei terzi. Chi sarà responsabile per il sinistro privacy in danno del terzo? Il provider di servizi cloud o il cliente di quest’ultimo che ha fruito del servizio?
4 - la portabilità del patrimonio informativo aziendale o professionale da un fornitore di cloud ad un altro. Il cliente del servizio di cloud dev’essere libero di poter traslocare i propri dati da un fornitore a un altro senza rimanere vincolato da contratti elusivi di questa possibilità che una volta accalappiato l’utente non gli danno più la possibilità di andare da un competitor.
La prima preoccupazione di uno Studio legale che decide di servirsi del cloud dev’essere quella della tipologia di contratto (ossia SaaS, PaaS e IaaS) che va a stipulare. Si dovrà stare bene attenti alle condizioni offerte dal fornitore. Solo un’adeguata regolamentazione contrattuale infatti costituisce strumento di garanzia per un’equa ripartizione dei rischi e delle responsabilità tra il cliente e il provider cloud.



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