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Thu03Jan201310:00
Governance di Internet. Firmato accordo Onu. No di Usa, Gb ed Europa
Dopo due settimane di commissioni a porte chiuse, sessioni plenarie in diretta web per duemila delegati, oltre mille proposte arrivate da tutto il mondo e persino un attacco hacker da parte di Anonymous al sito del congresso, a Dubai e' stato raggiunto un accordo sul trattato che rinnova il regolamento internazionale Onu su Internet e le telecomunicazioni. Un grande 'successo' per i vertici del summit, ma intaccato dal 'no' sonoro di Paesi come Usa e Gran Bretagna 'preoccupati' per una possibile deriva di censura ai danni di internet.
Approvato dalla Conferenza mondiale organizzata nell'emirato arabo dall'International Telecommunication Union (Itu), il nuovo trattato pone le basi per un mondo 'iper-connesso' ed entrera' in vigore, se ratificato, a gennaio 2015. Hamadoun Toure', segretario generale Itu, lo ha definito 'un'opportunita' storica per portare connettivita' ai due terzi della popolazione mondiale che ancora e' offline'.
Oggetto dei lavori le International Telecommunication Regulations (ITRs) - regole che governano il sistema globale dell'ICT - che risalgono al 1988 e che per la prima volta sono state oggetto di rinegoziazione. Alla firma finale (da parte di 89 su 193 Paesi) sono pero' mancati non solo gli Usa, che ha detto espressamente 'no', ma anche quasi tutta l'Unione europea, Italia compresa. Paesi che comunque possono ancora sottoscrivere il documento dopo negoziati interni. Il nuovo testo comprende misure sul diritto di accesso ai servizi di tlc tra i Paesi, per istituire un numero unico globale per le emergenze e per migliorare l'efficienza energetica delle reti ICT.
A fronte dei timori su eventuali censure o controlli dei governi alla rete sollevati prima e durante la mega-conferenza di Dubai anche da colossi del web come Google e Mozilla e gruppi tecnici come l'Internet Society (che hanno partecipato senza diritto di voto), Toure' ha piu' volte ribadito che nel trattato non si menziona internet. E in effetti nel documento disponibile online non una volta vengono menzionate le parole 'internet', 'banda larga', 'web', ma proprio uno dei nodi piu' dibattuti, ovvero la possibilita' di bloccare le 'comunicazioni elettroniche di massa indesiderate', come lo spam, e' stato indicato da alcune delle delegazioni che non hanno siglato il documento come un modo per agevolare i governi che vogliono controllare rete e contenuti.
Quella che si e' 'giocata in questi 15 giorni a Dubai e' una 'partita estremamente complessa che investe l'intera sfera geopolitica', spiega all'ANSA Domenico Laforenza, direttore dell'Istituto di informatica e di telematica del Cnr. 'Dietro le battaglie per una virgola in piu' o in meno nel nuovo documento - spiega - ci sono interessi di miliardi'. Due secondo l'esperto i fronti principali: quello 'politico' dove si sono scontrati 'gli interessi di coloro che vogliono che internet resti 'libera' e le motivazioni di chi invece sostiene la necessita' di regolamentare la rete' da parte dei governi; e quello economico col braccio di ferro fra chi gestisce le reti di tlc globali e le compagnie, le cosiddette 'over the top' come Facebook o Google, 'accusate dalle telco di viaggiare sulle reti e di guadagnare, ma di non partecipare congruamente ai costi'.
'Siamo venuti a Dubai - ha detto a Dubai il presidente della conferenza, Mohamed Nasser Al Ghanim (Uae) - con una vasta divergenza di vedute su sistemi e mercati. Ma tutti comprendono quanto le ICT siano critiche per lo sviluppo sociale ed economico. E anche se non abbiamo avuto il consenso generale, abbiamo comunque raggiunto un importante punto di svolta. Sono fiducioso - ha concluso - che queste nuove regole apriranno la strada a un mondo migliore per tutti'.
 
(ADUC - di Stefania Passarella, per agenzia Ansa) 







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