QUESTI SITO USA I COOKIES E TECNOLOGIE SIMILARI (vedi dettagli)

Se non cambi la configurazione del browser, sei d'accordo. 

La direttiva 2002/58/CE sulle comunicazioni elettroniche si compone di un preambolo (considerando 1-49) e di 21 articoli, dovrà essere attuato dagli Stati membri entro il 31 ottobre 2003.

Internet ha sconvolto le tradizionali strutture del mercato fornendo un’infrastruttura mondiale comune per la fornitura di un’ampia serie di servizi di comunicazione elettronica. I servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico attraverso l’Internet aprono nuove possibilità agli utenti ma rappresentano anche nuovi pericoli per i loro dati personali e la loro vita privata.

Si è reso di conseguenza necessario, secondo il legislatore europeo, adeguare la direttiva 97/66/CE, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle telecomunicazioni – attuata in Italia con il D.L.vo 171/1998 – agli sviluppi verificatisi nei mercati e nelle tecnologie dei servizi di comunicazione elettronica, così da fornire un pari livello di tutela dei dati personali e della vita privata agli utenti dei servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico, indipendentemente dalle tecnologie utilizzate.

La direttiva in esame prevede pertanto l'espressa abrogazione della suddetta direttiva 97/66/CE, sostituendosi ad essa (art. 19). Oggetto di esame in questa sede saranno in particolare le norme del provvedimento che mirano a disciplinare il fenomeno dello spamming.

Le disposizioni della direttiva sulle comunicazioni elettroniche precisano ed integrano le disposizioni contenute nella direttiva 95/46/CE, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali nonché alla libera circolazione di tali dati, attuata in Italia con la nota legge 675/1996 (art. 1, par. 2).

La direttiva 95/46/CE continuerà comunque a trovare applicazione nell’ambito delle comunicazioni elettroniche, in particolare per quanto riguarda tutti gli aspetti relativi alla tutela dei diritti e delle libertà fondamentali non specificamente disciplinati dalla direttiva in esame, compresi gli obblighi del responsabile del trattamento dei dati e i diritti delle persone fisiche.

Ai fini del provvedimento in esame, trovano applicazione le definizioni contenute nella direttiva 95/46/CE e nella recente direttiva 2002/21/CE, che istituisce un quadro normativo comune per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (c.d. direttiva quadro).

Il considerando 40 della direttiva sulle comunicazioni elettroniche afferma che si è reso necessario prevedere misure per tutelare gli abbonati da interferenze nella loro vita privata attuate mediante comunicazioni indesiderate a scopo di commercializzazione diretta (direct marketing), in particolare mediante dispositivi automatici di chiamata, telefax o posta elettronica, compresi i messaggi SMS.

Le suddette forme di comunicazioni commerciali indesiderate possono infatti, da un lato, essere relativamente facili ed economiche da inviare e, dall’altro, imporre un onere e/o un costo al destinatario. Per queste forme di comunicazioni indesiderate a scopo di commercializzazione diretta è pertanto giustificato, conclude il considerando 40, prevedere che le relative chiamate possano essere inviate ai destinatari solo previo consenso esplicito di questi ultimi.

Sulla base di siffatte premesse, l’art. 13 della direttiva in esame detta dunque una disciplina specifica delle comunicazioni indesiderate, destinata a sostituire quella attualmente contenuta nel D.L.vo 171/1998 di attuazione della direttiva 97/66/CE.

Secondo l’art. 10, comma 1, del D.L.vo 171/1998 (“chiamate indesiderate”), con riguardo alla tutela della vita privata nel settore delle telecomunicazioni, stabilisce che “l’uso di un sistema automatizzato di chiamata senza intervento di un operatore o del telefax per scopi di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta, ovvero per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale interattiva, è consentito con il consenso espresso dell’abbonato”.

Ai fini del provvedimento richiamato, per abbonato deve intendersi “qualunque persona fisica, persona giuridica, ente o associazione che sia parte di un contratto con un fornitore di servizi di telecomunicazioni accessibili al pubblico, per la fornitura dei medesimi servizi” (art. 1, lett. a)). La disposizione ora in esame riguarda esclusivamente le ipotesi dell’invio di materiale pubblicitario, della vendita diretta, del compimento di ricerche di mercato e della comunicazione commerciale interattiva nell’ambito dei servizi di telecomunicazioni, ma se la chiamata è effettuata per scopi diversi, l’art. 10 D.L.vo 171/1998 non potrà dunque, in nessun caso, trovare applicazione. Il primo comma dell’articolo in parola non menziona espressamente la posta elettronica; problemi sono sorti pertanto con riguardo al suo campo di applicazione: in particolare ci si è chiesti se nella nozione di sistema automatizzato di chiamata possa ricomprendersi anche l’invio di e-mail per i fini contemplati dalla norma.

Invece secondo l’art. 13 della direttiva sulle comunicazioni elettroniche che disciplina le comunicazioni indesiderate (unsolicited communications) stabilisce in primo luogo che l'uso di sistemi automatizzati di chiamata senza intervento di un operatore (dispositivi automatici di chiamata), del telefax o della posta elettronica a fini di commercializzazione diretta (direct marketing) sia consentito soltanto nei confronti degli abbonati che abbiano espresso preliminarmente il loro consenso.

L’invio di comunicazioni elettroniche a scopo di direct marketing è dunque soggetto al preliminare consenso dell’abbonato, vale a dire, come sopra visto, ad una manifestazione di volontà libera, specifica e informata con la quale la persona interessata accetta che i dati personali che la riguardano siano oggetto di trattamento ai sensi della direttiva 95/46/CE.

Confrontando il testo di questa disposizione della direttiva in esame con quello del vigente art. 10, comma 1, D.L.vo 171/1998, sopra analizzato, rileva immediatamente l’espressa menzione della posta elettronica tra i mezzi d’uso dei quali richiede il preliminare consenso dell’abbonato. La nuova disposizione pare dunque destinata a risolvere gli accennati problemi interpretativi relativi al campo di applicazione del primo comma dell’art. 10 D.L.vo 171/1998.

Fatto salvo il paragrafo 1 dell’art. 13, appena esaminato, nell’ambito di una relazione di clientela già esistente, la direttiva prevede inoltre che quando una persona fisica o giuridica ottenga dai propri clienti le coordinate elettroniche per la posta elettronica nel contesto della vendita di un prodotto o servizio, ai sensi della direttiva 95/46/CE, la medesima persona fisica o giuridica potrà utilizzare in seguito tali coordinate elettroniche a scopi di commercializzazione diretta di propri analoghi prodotti o servizi, ciò a condizione che ai clienti sia offerta in modo chiaro e distinto al momento della raccolta delle coordinate elettroniche e ad ogni messaggio la possibilità di opporsi, gratuitamente e in maniera agevole, all'uso di tali coordinate elettroniche qualora essi non abbiano rifiutato inizialmente tale uso.

Si impone quindi agli Stati membri di adottare le misure appropriate per garantire che, gratuitamente, le comunicazioni indesiderate a scopo di commercializzazione diretta, non siano permesse se manca il consenso degli abbonati interessati oppure se gli abbonati esprimano il desiderio di non ricevere questo tipo di chiamate. La scelta tra le due alternative (opt-in o opt-out) è lasciata in questo caso alle singole normative nazionali.

E' espressamente vietata dal provvedimento, comunque, la prassi di inviare messaggi di posta elettronica a scopi di commercializzazione diretta camuffando o celando l'identità del mittente da parte del quale la comunicazione è effettuata, o senza fornire un indirizzo valido cui il destinatario possa inviare una richiesta di cessazione di tali comunicazioni.

Alcuni sistemi di posta elettronica consentono agli abbonati di vedere il mittente e l’oggetto di una e-mail nonché di cancellare il messaggio senza dover scaricare il resto del contenuto dell’e-mail o degli allegati, riducendo quindi i costi che potrebbero derivare dal download di e-mail o allegati indesiderati.

Deve notarsi a questo punto come tutta la disciplina contenuta nella direttiva 2002/58/CE faccia esclusivo riferimento all’invio di comunicazioni indesiderate a scopo di commercializzazione diretta. Ove manchi un simile fine, come ad esempio nell’ipotesi di comunicazioni effettuate a scopo di propaganda politica o proselitismo religioso, l’art. 13 in esame non potrà dunque trovare applicazione.

Lo scopo finale è quello di limitare in futuro la pubblicità diretta attraverso Internet solo ai clienti che hanno dichiarato esplicitamente la propria disponibilità. Già in cinque stati dell’Ue le comunicazioni pubblicitarie indesiderate sono vietate; nella maggior parte degli altri paesi esistono le c.d. liste Robinson, con i nominativi dei clienti che non desiderano ricevere la pubblicità.

Vai all'indice

tratto dalla tesi della dott. Andrea GASPARRO
Profilo dei contratti telematici nel settore del commercio elettronico
Università degli studi Roma Tre - Facoltà di Economia “Federico Caffè”
Corso di laurea in Economia Aziendale
Roma, 15 aprile 2003



Partita Iva: IT01123460329 // mail legalizzata: mmasistemisrl@pec.it