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Thu27Nov200311:00
Con lo sviluppo della rete Internet si è consolidata da parte degli operatori commerciali operativi nel mercato telematico la pratica di inviare agli indirizzi di posta elettronica comunicazioni commerciali non richieste. Vi sono in sostanza delle forme di pubblicità che raggiungono l’utilizzatore di Internet senza il suo consenso, tale fenomeno è conosciuto come spamming.

Lo spamming, consiste nell’inviare un singolo messaggio a più newsgroup, può essere assimilato alle cosiddette forme passive di advertising, diffuse principalmente per mezzo di mailing postali sulla base di liste nominative di consumatori, predisposte dalle stesse aziende o dalle agenzie di direct marketing.

Numerose sono le aggravanti per il ricevente: un costo corrispondente all’occupazione della rete, quindi al tempo di connessione necessario per “scaricare il messaggio” ed eventualmente “cestinarlo”, l’impossibilità, molto spesso, di non conoscere l’utente e dell’impossibilità di cancellarsi, nonché il costo/opportunità relativo all’impossibilità temporanea dell’uso della posta elettronica in caso in cui risultasse “sovraccarica” di e-mail.

Tra le più recenti iniziative di aggiramento dei divieti imposti si segnala quella che si realizza nell’indurre un abbonato, allettato dalla prospettiva di accedere all’erogazione di un dato servizio gratis (ovvero di acquisire qualsivoglia bene­fit fornito dal sito stesso) a indicare, nell’apposito form già predisposto in news­letter, un certo numero di altrui indirizzi telematici cui inviare la stessa newsletter.

Un altro indiretto metodo di incetta non consentita di indirizzi e-mail (ma ve ne sono altri) che, a dire il vero, è ancora più comune del precedente, tanto da sembrare, per la sua diffusione, assolutamente inoffensivo o quanto meno tollerato dalla maggior parte dell’utenza, è quello che si concretizza con il servizio (attuato da siti esterni) del “segnala la pagina ad un amico”; per attivare la segnalazione occorre compilare spesso un articolato form che prevede, per l’inoltro del messaggio, l’indicazione dell’indirizzo elettronico sia del mittente che del destinatario, dati che, oltre a servire per la postazione dell’e-mail, finiscono per accrescere il database del sito che gestisce appunto, “gratis”, la segnalazione.

Queste e-mail sono continue e per molti estremamente fastidiose. Nonostante i disclaimer, peraltro molto banali (a prescindere dall’esistenza del data-base, l’atto illegittimo si consuma già al momento dell’invio del messaggio), esse sono ampiamente illegittime alla luce delle ultime pronunce del Garante.

Una delle domande più frequenti da parti dei navigatori in Internet è come difendersi dalla pubblicità indesiderata che giunge via e-mail nelle caselle di posta elettronica. Al riguardo occorre innanzitutto resistere alla tentazione comune di rispondere allo spammer – l’ operatore che si avvale delle spam e-mail – poiché sarebbe l’errore peggiore: non solo non si otterrebbe il risultato sperato di liberare la propria mail box dalla cd. junk e-mail (la posta spazzatura) ma, anzi, con ogni probabilità si produrrebbe l’effetto contrario; infatti, se lo spammer riceve l’e-mail (che sia di protesta o, ancora più ingenuamente, di garbato rifiuto dell’offerta prospettata) del cyberconsumatore, questo ha per lui un unico valore: gli conferma che l’indirizzo utilizzato è valido e che, ad esso, corrisponde una persona che ne legge i messaggi. Con ogni probabilità, quindi, l’indirizzo sarà inserito in altre liste o, come generalmente avviene, rivenduto ad altri spammer peraltro, ad un prezzo maggiore: un indirizzo la cui validità sia verificata offre maggiori garanzie d’efficacia della comunicazione commerciale.

Per le stesse ragioni è un errore seguire le indicazioni, fornite nello stesso messaggio, per ottenere la cancellazione del proprio indirizzo dalla lista di distribuzione (il cd. Reply o Remove).

Un ulteriore provvedimento di autotutela adottato dagli operatori del mercato telematico è la c.d. reazione “flamming”. Essa consiste nell’invio di numerosi annunci di protesta nelle caselle degli operatori colpevoli dell’invio di « unsolicitated-mail » con il conseguente blocco del sistema del sollecitatore telematico.

Esistono, almeno in astratto, altre due strade percorribili per agire in prevenzione in modo da tenere la propria mail box al riparo da junk e-mail.

In primo luogo si possono utilizzare appositi programmi di filtraggio che impediscono la ricezione di categorie di messaggi predeterminati. Questa soluzione, tuttavia, presenta diversi limiti:
- si agisce solo a posteriori: prima si riceve lo spam, poi si determina il filtro adeguato per bloccarlo;
- gli utenti nuovi, o quelli non sufficientemente preparati sul piano tecnico, incontrano certamente difficoltà a realizzare tali filtri, rimanendo così alla mercé degli spammer;
- è necessario dedicare molto tempo, ed in continuazione, per tenere aggiornati e raffinare i propri filtri;
- nessun filtro è totalmente affidabile: esiste sempre un certo rischio che si abbiano falsi positivi e che quindi delle e-mail legittime se non, addirittura, importanti si perdano per effetto del filtro. Inoltre, gli spammer ed i produttori di software per spammer mettono a punto tecniche sempre più evolute per rendere il filtraggio critico e rischioso anche per gli utenti esperti.

L’alternativa, per la verità abbastanza efficace, consiste nell’utilizzare ogni accortezza possibile nel diffondere il proprio indirizzo e-mail. In particolare, nella navigazione in rete, occorre prestare attenzione a non utilizzare il proprio indirizzo per postare messaggi nei newsgroup; un utile espediente consiste nell’alterarlo inserendo caratteri arbitrari o utilizzarne uno secondario; altre precauzioni consistono nell’oscurarlo durante le conversazioni nelle chat, nel non inserirlo nelle pagine Web e nell’evitare di riempire l’apposito campo quando si setta il browser.

In Italia la tematica è percepita nella sua reale gravità e dimensione, e l’Autorità Garante per la tutela dei dati personali, presieduta dal Professore Stefano Rodotà, ha adottato numerose iniziative in materia: in particolare si segnala un provvedimento, reso noto con il comunicato del 26 luglio 2002 denominato: “Spamming, il garante blocca per violazione della privacy data-base di sette società che operano su Internet”.

Il Garante con il suo intervento ha inteso dare un segnale ben chiaro, e cioè che è finita l’epoca della cosiddetta “e-mail pubblicitaria selvaggia”: la spedizione di comunicazioni promozionali e/o commerciali deve essere subordinato al consenso del destinatario. In questo senso la nota del 26 luglio 2002 non lascia adito a dubbi o interpretazioni: “Le società hanno violato le norme sulla privacy avendo utilizzato in maniera indebita, senza il consenso informato degli interessati, i loro indirizzi e-mail e altri dati per inviare comunicazioni di tipo commerciale o promozionale”.

A livello comunitario invece con la direttiva 2002/58/CE del 12 luglio 2002, il legislatore europeo ha inteso disciplinare il trattamento dei dati personali e tutelare la vita privata nello specifico settore delle comunicazioni elettroniche.

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tratto dalla tesi della dott. Andrea GASPARRO
Profilo dei contratti telematici nel settore del commercio elettronico
Università degli studi Roma Tre - Facoltà di Economia “Federico Caffè”
Corso di laurea in Economia Aziendale
Roma, 15 aprile 2003



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