QUESTI SITO USA I COOKIES E TECNOLOGIE SIMILARI (vedi dettagli)

Se non cambi la configurazione del browser, sei d'accordo. 

Il filosofo William Bates, professore di storia delle tecnologie all'Universita' della California, a Berkeley, evidenza come i professionisti delle grandi aziende di dati mettono in moto una caratteristica essenziale dell'essere umano: “Ci fanno comprendere che noi non controlliamo piu' il nostro comportamento e, in un certo senso, hanno ragione. Statisticamente, gli umani reagiscono in un modo molto prevedibile in alcune situazioni, in base a dei meccanismi cerebrali che non conoscono”.

Una situazione che amplifica l'accelerazione dell'innovazione: “Da un lato le tecnologie dell'informazione influenzano il nostro cervello: noi non pensiamo piu' nello stesso modo delle generazioni precedenti -sottolinea Bates. Dall'altro lato, pochissimi di noi, compresi i giovani, comprendono come funziona un computer. Noi consentiamo che le tecnologie ci formino, ma non abbiamo ancora creato degli strumenti intellettuali che ci aiutino a comprendere cio' che ci arriva”.
Il filosofo, tuttavia, relativizza questa angoscia esistenziale: “Dall'inizio della civilizzazione, gli umani si sono formati attraverso la cultura, con la quale si sono evoluti, e quindi attraverso la tecnologia che ne e' parte. E' quello che ci distingue dagli animali. Sarebbe naif credere che il cervello umano fosse una volta piu' 'naturale' o piu' 'libero', e che le nuove tecnologie ci avrebbero fatto perdere il controllo di qualche cosa”.
Per influenzare i nostri cervelli, i pubblicitari dispongono di una enorme potenza di calcolo. Usano dei matematici per progettare gli algoritmi, degli sviluppatori per tradurli in linguaggio informatico, degli ingegneri per costruire l'architettura di base dei dati, degli analisti per capire e sfruttare i dati...





(tratto da un articolo di Yves Eudes, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 14/04/2014)



Partita Iva: IT01123460329 // mail legalizzata: mmasistemisrl@pec.it